
(*) di Silvia Nascetti, giuslavorista e esperta HR, Presidente ASSOAFOP
La Puglia supera gli obiettivi del sistema duale.
Per ASSOAFOP, questi risultati aprono una riflessione sul valore della formazione: occupazione, relazioni, ascolto e partecipazione.
La Puglia raggiunge il 242% dell’obiettivo assegnato nel sistema duale, che integra formazione e apprendimento nei contesti lavorativi.
Il Report conclusivo PNRR Sistema duale del Ministero del Lavoro permette di confrontare il risultato regionale con quello italiano e meridionale, utilizzando il medesimo riferimento: il contributo all’obiettivo europeo di 90.000 percorsi individuali aggiuntivi.
| Territorio | Obiettivo assegnato | Risultati conseguiti | Realizzazione dell’obiettivo |
| Puglia | 1.743 | 4.223 | 242,3% |
| Mezzogiorno, comprese le Isole | 14.681 | 28.240 | 192,4% |
| Italia | 90.000 | 189.375 | 210,4% |
Percentuali calcolate rapportando i risultati agli obiettivi; dati del rapporto ministeriale, paragrafi 2.5 e 2.5.1.
La Puglia supera quindi il dato nazionale di circa 32 punti percentuali e quello meridionale di circa 50 punti. Il risultato beneficia dell’integrazione fra risorse PNRR e altre fonti finanziarie. Nell’apprendistato, inoltre, il rapporto segnala per la regione una realizzazione superiore al 300% degli obiettivi del triennio 2022–2025. Queste percentuali misurano il raggiungimento dei traguardi programmati, non l’occupazione né una graduatoria assoluta della qualità formativa.
Sul versante lavorativo, il Ministero indica un tasso nazionale di occupazione del 75,8% a 24 mesi dal titolo. È un riferimento significativo, che non va però attribuito automaticamente alla Puglia o al Mezzogiorno.

Questi risultati meritano attenzione e riconoscimento, anche in Puglia, del lavoro svolto dai dirigenti e dai funzionari regionali dei settori coinvolti e dalla maggior parte degli Organismi formativi accreditati. I traguardi raggiunti costituiscono una base da cui ripartire, ma non possono tradursi in rendite di posizione né giustificare la riproposizione di modelli consolidati senza verificarne l’efficacia. La profondità e la rapidità delle trasformazioni in corso impongono analisi, studio, creatività e innovazione nelle politiche formative e del lavoro. Occorre far fronte comune con le «variabili econometriche di rottura» (c.d. dummy variables) : cambiare prospettiva, mettere in discussione prassi divenute inadeguate, sperimentare soluzioni e coinvolgere chi vive direttamente i bisogni ai quali si intende rispondere, pre-vedere… L’esperienza acquisita deve diventare capacità di anticipare il cambiamento: ciò che ha funzionato ieri, da solo, non basta ad affrontare il futuro.
Per ASSOAFOP, la lettura dei dati deve comprendere anche un’essenziale domanda:
che cosa cambia nella vita di un giovane quando entra in un percorso formativo e vi trova un ambiente capace di accoglierlo?
Un corso può diventare il luogo in cui tornare a credere nelle proprie capacità. Un laboratorio permette di vedere il risultato del proprio impegno; un gruppo offre occasioni di amicizia e collaborazione; un docente o un tutor può accorgersi di una difficoltà prima che si trasformi in abbandono.
Per chi ha vissuto insuccessi scolastici, sentirsi riconosciuto per ciò che sa fare può riaprire possibilità che sembravano chiuse.
È questa la dimensione sociale della formazione che vogliamo mettere al centro: uno spazio in cui i giovani possano incontrarsi, essere ascoltati e smettere di sentirsi invisibili.
Una dimensione che i dati occupazionali, da soli, non misurano e che richiede attenzione, professionalità educative e continuità.
L’invisibilità può assumere forme quotidiane: avere qualcosa da dire senza trovare interlocutori, essere giudicati soltanto attraverso un voto, percepirsi come un problema da gestire, non riuscire a immaginare un futuro nel proprio territorio.
Anche la rinuncia silenziosa merita ascolto. Accanto a chi manifesta il proprio disagio, c’è chi si allontana senza protestare.
La formazione professionale può intervenire proprio su questa distanza.
Attraverso relazioni educative stabili, attività condivise e responsabilità graduali, può aiutare a ricostruire fiducia in sé, negli altri e nelle istituzioni.
Questo potenziale va coltivato: la sola iscrizione a un corso non garantisce appartenenza, così come un attestato non racconta tutto il percorso di crescita di una persona.
Le recenti mobilitazioni studentesche italiane rendono questa riflessione ancora più urgente.
Nei cortei del 16 ottobre e nelle iniziative di queste settimane sono emerse richieste relative al diritto allo studio, al caro vita, alla sicurezza degli edifici, agli investimenti nell’istruzione e al contrasto delle discriminazioni.
Rivendicazioni diverse, espresse da organizzazioni e sensibilità differenti.
Nell’intervista pubblicata il 24 ottobre da Alley Oop – Il Sole 24 Ore, la Rete degli studenti medi ha richiamato esplicitamente anche il bisogno di ascolto e di spazio per esprimersi.
Per chi opera nella formazione, questa domanda di partecipazione interpella una responsabilità precisa.
Ascoltare significa riconoscere ai giovani la possibilità di contribuire alle decisioni che li riguardano, discutere le loro proposte e dare risposte motivate. Non implica condividere ogni posizione: richiede un confronto serio, nel quale il dissenso possa essere espresso senza diventare motivo di esclusione.
ASSOAFOP sta dalla parte del diritto dei giovani a studiare, formarsi, esprimersi e costruire un futuro dignitoso, e condanna ogni forma di violenza, da chiunque provenga.
Aggressioni, intimidazioni e danneggiamenti colpiscono le persone, compromettono gli spazi comuni e indeboliscono le ragioni della partecipazione. La fermezza contro questi comportamenti deve accompagnarsi al rispetto della protesta pacifica, evitando di attribuire a un’intera generazione le responsabilità di singoli o gruppi.
Questa responsabilità riguarda anche il linguaggio dell’informazione e le risposte delle istituzioni.
Da chi opera nel servizio pubblico radiotelevisivo, a partire dalla Rai, ci si attende un confronto rispettoso, libero da toni aggressivi, paternalistici o umilianti verso i giovani.
Nella gestione dei minori, ogni intervento deve salvaguardarne la specifica condizione e la finalità educativa: la collocazione in carceri per adulti non può essere invocata come scorciatoia repressiva o prova di fermezza.
I fenomeni sociali richiedono comprensione, analisi e responsabilità: il disagio va ascoltato, le condotte individuali accertate, le risposte proporzionate. Trasformare la protesta giovanile in un bersaglio elettorale, o affrontarla attraverso risposte autoritarie, rischia di approfondire proprio quella distanza dalle istituzioni che occorrerebbe colmare.
Anche nei centri di formazione si può praticare questa educazione democratica: dare spazio alla voce degli allievi, imparare a gestire i conflitti, rispettare le differenze, assumersi responsabilità verso il gruppo. Sono competenze che servono nella vita e nel lavoro, insieme alla capacità di collaborare, pensare criticamente e continuare ad apprendere.
Il rapporto con le imprese acquista così un significato più ampio, avvicina al mondo del lavoro. Un’esperienza lavorativa ben accompagnata deve offrire competenze, sicurezza, dignità e occasioni di crescita. Preparare un giovane significa anche metterlo nelle condizioni di conoscere i propri diritti, affrontare i cambiamenti e scegliere consapevolmente il proprio percorso.
Per questo, i risultati pugliesi devono tradursi in un impegno duraturo:
- programmazione stabile,
- avvio regolare dei corsi,
- sostegno al tutoraggio e all’orientamento,
- attenzione alle fragilità
- e collaborazione tra organismi formativi, scuole, imprese, famiglie e servizi territoriali.
Alla valutazione degli esiti lavorativi occorre affiancare l’osservazione della continuità degli studi, del benessere, della partecipazione e della qualità delle relazioni.
In una parola: la qualità del processo formativo nella sua interezza. Un processo nel quale la competenza e la sensibilità delle risorse umane, le metodologie didattiche, l’approccio inclusivo e la capacità di ascolto assumono un valore che supera ampiamente quello delle sole strutture e attrezzature, per quanto moderne e tecnologicamente avanzate.
È nella relazione educativa che questi strumenti acquistano significato: nella capacità di un docente di suscitare curiosità, di un tutor di riconoscere una difficoltà inespressa, di un gruppo di accogliere senza giudicare. È qui che può nascere la fascinazione per la conoscenza, il desiderio di comprendere e sperimentare, la scoperta di possedere capacità ancora inesplorate.
Formare significa anche aprire il sipario su un futuro che torni a essere percepito come speranza e possibilità, anziché come minaccia o destino già scritto.
Significa offrire ai giovani gli strumenti per immaginarsi diversi da come sono stati etichettati, riconoscere il proprio valore e costruire, passo dopo passo, una prospettiva di autonomia e di cittadinanza.
Laboratori, ambienti digitali e dotazioni adeguate sono necessari e devono garantire sicurezza, accessibilità e opportunità di apprendimento. La loro efficacia dipende però dalle persone che li animano e dalle esperienze che vi prendono forma. Anche il laboratorio più avanzato può restare uno spazio estraneo, se chi lo frequenta non si sente accolto, coinvolto e incoraggiato.
Per questo, investire nella qualità significa valorizzare chi insegna e accompagna, assicurare continuità alle équipe educative, riconoscere il tempo dedicato all’ascolto e rendere possibile la personalizzazione dei percorsi.
La valutazione deve saper cogliere anche questi aspetti, attraverso la voce degli allievi, l’osservazione della loro partecipazione e dei progressi nell’autonomia, nella fiducia e nella capacità di collaborare.
Il valore di un percorso formativo si riconosce anche da quanto riesce ad ampliare l’orizzonte delle possibilità che una persona sente di avere davanti a sé.
Un giovane che trova lavoro è un risultato importante.
Un giovane che ritrova fiducia, prende parola e sente di avere un posto nella comunità è un risultato che dobbiamo imparare a riconoscere e sostenere.
s.n.
Fonte:
https://www.lavoro.gov.it/documenti/report-conclusivo-pnrr-sistema-duale
